Il Naturalista Marco Marrosu

Marco Marrosu durante i rilievi nel sottobosco con le piante di Pteridium aquilinum che arrivano a 2 m

Carne più sana con una alimentazione naturale e sostenibile: Il Dott. Marco Marrosu e il progetto iGRAL

Il Naturalista G. Marco Marrosu è al lavoro come collaboratore del progetto iGRAL. Si tratta di un progetto scientifico finanziato da Ager con 199.919 euro a favore dell’agricoltura di montagna e prevede un partenariato composto da Università degli Studi di Torino, Università degli Studi di Sassari, Desertification Research Centre, Consiglio Nazionale delle Ricerche e AGRIS Sardegna.

Obiettivo del progetto è quello di produrre carne in modo sostenibile gestendo correttamente l’erba naturale dei pascoli, riducendo le spese delle aziende agricole aiutandole ad essere autosufficienti, utilizzando e rispettando al meglio la risorsa naturale.

Il progetto, che si sviluppa in Piemonte e Sardegna, mira a individuare sistemi di produzione della carne bovina ‘grass-fed’, cioè di animali allevati impiegando quasi esclusivamente erba di pascolo, che può conferire ai prodotti un alto profilo qualitativo. Al tempo stesso, i ricercatori valuteranno il ruolo di due razze rustiche al momento poco valorizzate in Italia, la Highland e la Sarda, nel ripristino di aree marginali di montagna degradate a causa dell’abbandono.

In questo contesto il ruolo del Dott. Marco Marrosu, incaricato dal Desertification Research Centre, è quello di effettuare rilievi floristici e vegetazionali dei pascoli montani con l’obiettivo di individuare il valore pastorale dei pascoli e delle specie floristiche presenti.

Durante il progetto si svilupperanno sistemi di gestione dei pascoli e dell’allevamento che consentiranno di massimizzare la produttività zootecnica, incrementando contemporaneamente biodiversità e benessere animale. Si cercherà di sviluppare un “prodotto di qualità” con alimentazione naturale e criteri etici riconducibili alla salvaguardia del benessere animale, all’allevamento eco-sostenibile e all’impatto ambientale.

Sembra un paradosso parlare di impatto ambientale parlando di pascoli e praterie” asserisce il Dott. Marrosu “ma cosi non è.” Solo con una gestione tradizionale ed attenta, effettuata dall’uomo nel corso dei secoli, il pascolo è potuto diventare un sistema resiliente costituito da decine di piante diverse, un mix unico e prezioso. La Comunità Europea, attraverso la Direttiva Habitat, riconosce alle praterie un ruolo fondamentale per la conservazione della biodiversità animale e vegetale e le indica tra gli habitat da conservare.

Poiché si tratta di contesti semi-naturali, la conservazione passa attraverso la gestione sostenibile, che assicuri cioè la rigenerazione delle risorse: se non venisse utilizzata, la prateria verrebbe in poco tempo invasa dagli arbusti. Utilizzando indicatori naturali come le piante e le formiche, il progetto iGRAL valuta gli effetti sulla biodiversità e sui servizi ecosistemici (cioè i benefici che l’ambiente fornisce all’uomo), in modo da promuovere la tutela e la valorizzazione di un patrimonio irripetibile.

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